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Salute: in Italia troppi punti nascita, poca tecnologia e record cesarei

20 Febbraio 2012 - 16:50


(ASCA) - Roma, 21 dic - Da un lato la presenza, in Italia, di un numero di punti nascita a volte eccessivo rispetto alla popolazione interessata, con quantita' di parti effettuati molto marginale e, spesso, non dotati dei necessari standard di professionalita' e dell'adeguato supporto tecnologico.

Dall'altro, una forte disomogeneita' tra i diversi territori in riferimento ad alcuni parametri indicativi, come la percentuale di cesarei, una disomogeneita' riscontrabile anche rispetto al crescere significativo, negli ultimi anni, dei procedimenti penali per casi di, presunta o meno, malasanita' verificatisi nei punti nascita, caratterizzati, in generale, da un bassissimo numero di condanne.

Sono gli aspetti che emergono dalla relazione conclusiva approvata dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo sanitario e le cause dei disavanzi sanitari regionali, presieduta da Leoluca Orlando, che viene discussa oggi e domani in aula della Camera.

Lo studio risponde alla domanda ''come si nasce, oggi, in Italia'' e offre la prima mappatura dettagliata delle forme di assistenza assicurate a partorienti, nascituri, madri e neonati nel nostro Paese.

Alla luce del notevole numero di contenziosi giudiziari penali legati a quanto avviene nei punti nascita, si e' ritenuto opportuno integrare le rilevazioni statistiche sulle responsabilita' professionali nell'ambito della ginecologia-ostetricia con una ricerca volta ad illustrare i profili strettamente penalistici del tema.

Relativamente al personale sanitario, medico e ostetrico, nelle Procure valutate, sono stati rilevati 901 procedimenti per lesioni colpose e 736 procedimenti per omicidio colposo in atto al momento dell'indagine. In generale, si rileva che le regioni maggiormente interessate dal fenomeno - e, in questo, lo studio conferma la percezione comune alimentata da casi finiti all'attenzione della stampa - sono prevalentemente quelle del Mezzogiorno: Campania, Sicilia e Calabria. Nonostante il crescere del contenzioso penale riferito a malpractice medica: corrisponde al 50% del totale dei procedimenti relativi alle lesioni colpose e al 35% nei procedimenti per omicidio colposo. Bassissimo, il numero di condanne sia in riferimento all'attivita' medico chirurgica che, nello specifico a quella relativa ad episodi legati a gravidanza e parto.

Per quanto riguarda episodi riferibili a gravidanza e a parto, tanto i procedimenti per lesioni colposi (85) quanto i procedimenti per omicidio colposo (75) sono pochi in termini assoluti, piu' rilevanti in termini percentuali (circa il 10%) sul totale dei procedimenti per gli stessi reati a carico di professionisti sanitari.

Per quanto riguarda i questionari sottoposti agli Assessorati regionali competenti, formulati per evidenziare gli aspetti tecnico-organizzativi, lo studio ha preso in considerazione un campione statistico di 344 punti nascita sui 570 totali distribuiti sul territorio di 17 regioni, (fatta eccezione per Umbria, Calabria, Sardegna e Liguria, delle quali si registra mancata o incompleta risposta): Le risposte arrivateci sono state, complessivamente 460 ma non tutte utilizzabili per incompletezza dei dati. Dall'analisi del campione emerge che in media nei punti nascita italiani si effettuano circa 90 parti al mese: grande la differenza tra strutture, si va dai 28 parti al mese delle piccole strutture ai quasi 290 di quelle piu' grandi.

Altrettanto indicativa la percentuale di taglio cesareo, che l'Oms stabilisce doversi attestare intorno al 15%: varia da una media del 44% nei punti nascita piu' piccoli al 32.8% nei punti nascita di dimensioni maggiori. Risulta, inoltre, essere molto piu' elevata nelle strutture private. Il dato complessivo del totale parti cesarei sul totale dei parti e' del 35,4%.

L'analgesia per i parti naturali viene effettuata, in media, nel 15.3% dei casi. La terapia intensiva neonatale e' presente nel 27.6% dei punti nascita. La doppia guardia durante le 24 ore, per i medici e le ostetriche, ritenuta indispensabile per garantire la sicurezza assistenziale, e' disponibile nel 40% delle strutture valutate. Ma all'interno di questi dati, grande e' la difformita' dei livelli assistenziali forniti dalle strutture dei diversi cluster.

I dati confermano l'aumento di eta' media delle madri che si attesta a 31.4 anni, l'eta' in cui viene messo al mondo il primo figlio (29.1 anni) e il basso tasso di fecondita' (di poco superiore a 1.34), indicatori importante della situazione sociale/demografica del paese. Continua a crescere, invece la percentuale di parti di pazienti immigrate, ma ancora pochi sono i punti nascita che possono vantare la presenza di un mediatore culturale. Particolare attenzione e' stata dedicata, infine, all'assistenza in caso di gravidanza patologica (circa il 10% delle gravidanze) che richiede alto grado di tecnologia, altissima competenza e formazione, perfetto coordinamento di risorse umane e tecnologiche, completo bilanciamento tra territorio e strutture disponibili. Assistenza che, evidenzia lo studio, dovrebbe venir garantita anche le strutture piu' piccole chiamate a trattare una percentuale sensibile di patologia insorta in gravidanza.

map/cam/ss


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