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(ASCA) - Roma, 21 dic - Da un lato la presenza, in Italia, di
un numero di punti nascita a volte eccessivo rispetto alla
popolazione interessata, con quantita' di parti effettuati
molto marginale e, spesso, non dotati dei necessari standard
di professionalita' e dell'adeguato supporto tecnologico.
Dall'altro, una forte disomogeneita' tra i diversi territori
in riferimento ad alcuni parametri indicativi, come la
percentuale di cesarei, una disomogeneita' riscontrabile
anche rispetto al crescere significativo, negli ultimi anni,
dei procedimenti penali per casi di, presunta o meno,
malasanita' verificatisi nei punti nascita, caratterizzati,
in generale, da un bassissimo numero di condanne.
Sono gli aspetti che emergono dalla relazione conclusiva
approvata dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sugli
errori in campo sanitario e le cause dei disavanzi sanitari
regionali, presieduta da Leoluca Orlando, che viene discussa
oggi e domani in aula della Camera.
Lo studio risponde alla domanda ''come si nasce, oggi, in
Italia'' e offre la prima mappatura dettagliata delle forme
di assistenza assicurate a partorienti, nascituri, madri e
neonati nel nostro Paese.
Alla luce del notevole numero di contenziosi giudiziari
penali legati a quanto avviene nei punti nascita, si e'
ritenuto opportuno integrare le rilevazioni statistiche sulle
responsabilita' professionali nell'ambito della
ginecologia-ostetricia con una ricerca volta ad illustrare i
profili strettamente penalistici del tema.
Relativamente al personale sanitario, medico e ostetrico,
nelle Procure valutate, sono stati rilevati 901 procedimenti
per lesioni colpose e 736 procedimenti per omicidio colposo
in atto al momento dell'indagine. In generale, si rileva che
le regioni maggiormente interessate dal fenomeno - e, in
questo, lo studio conferma la percezione comune alimentata da
casi finiti all'attenzione della stampa - sono
prevalentemente quelle del Mezzogiorno: Campania, Sicilia e
Calabria. Nonostante il crescere del contenzioso penale
riferito a malpractice medica: corrisponde al 50% del totale
dei procedimenti relativi alle lesioni colpose e al 35% nei
procedimenti per omicidio colposo. Bassissimo, il numero di
condanne sia in riferimento all'attivita' medico chirurgica
che, nello specifico a quella relativa ad episodi legati a
gravidanza e parto.
Per quanto riguarda episodi riferibili a gravidanza e a
parto, tanto i procedimenti per lesioni colposi (85) quanto i
procedimenti per omicidio colposo (75) sono pochi in termini
assoluti, piu' rilevanti in termini percentuali (circa il
10%) sul totale dei procedimenti per gli stessi reati a
carico di professionisti sanitari.
Per quanto riguarda i questionari sottoposti agli
Assessorati regionali competenti, formulati per evidenziare
gli aspetti tecnico-organizzativi, lo studio ha preso in
considerazione un campione statistico di 344 punti nascita
sui 570 totali distribuiti sul territorio di 17 regioni,
(fatta eccezione per Umbria, Calabria, Sardegna e Liguria,
delle quali si registra mancata o incompleta risposta): Le
risposte arrivateci sono state, complessivamente 460 ma non
tutte utilizzabili per incompletezza dei dati. Dall'analisi
del campione emerge che in media nei punti nascita italiani
si effettuano circa 90 parti al mese: grande la differenza
tra strutture, si va dai 28 parti al mese delle piccole
strutture ai quasi 290 di quelle piu' grandi.
Altrettanto indicativa la percentuale di taglio cesareo,
che l'Oms stabilisce doversi attestare intorno al 15%: varia
da una media del 44% nei punti nascita piu' piccoli al 32.8%
nei punti nascita di dimensioni maggiori. Risulta, inoltre,
essere molto piu' elevata nelle strutture private. Il dato
complessivo del totale parti cesarei sul totale dei parti e'
del 35,4%.
L'analgesia per i parti naturali viene effettuata, in
media, nel 15.3% dei casi. La terapia intensiva neonatale e'
presente nel 27.6% dei punti nascita. La doppia guardia
durante le 24 ore, per i medici e le ostetriche, ritenuta
indispensabile per garantire la sicurezza assistenziale, e'
disponibile nel 40% delle strutture valutate. Ma all'interno
di questi dati, grande e' la difformita' dei livelli
assistenziali forniti dalle strutture dei diversi cluster.
I dati confermano l'aumento di eta' media delle madri che
si attesta a 31.4 anni, l'eta' in cui viene messo al mondo il
primo figlio (29.1 anni) e il basso tasso di fecondita' (di
poco superiore a 1.34), indicatori importante della
situazione sociale/demografica del paese. Continua a
crescere, invece la percentuale di parti di pazienti
immigrate, ma ancora pochi sono i punti nascita che possono
vantare la presenza di un mediatore culturale. Particolare
attenzione e' stata dedicata, infine, all'assistenza in caso
di gravidanza patologica (circa il 10% delle gravidanze) che
richiede alto grado di tecnologia, altissima competenza e
formazione, perfetto coordinamento di risorse umane e
tecnologiche, completo bilanciamento tra territorio e
strutture disponibili. Assistenza che, evidenzia lo studio,
dovrebbe venir garantita anche le strutture piu' piccole
chiamate a trattare una percentuale sensibile di patologia
insorta in gravidanza.
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