ASCA > Salute Oggi > Copertina
A+ A+ A+
(ASCA) - Roma, 27 gen - Un sorprendente link genetico tra due
malattie molto diverse, il favismo e l'incontinentia
pigmenti. A descriverlo per la prima volta sulle pagine della
rivista ''Human Molecular Genetics'' e' uno studio finanziato
da Telethon e condotto da Matilde Valeria Ursini,
ricercatrice dell'Istituto di genetica e biofisica del Cnr di
Napoli.
L'incontinentia pigmenti e' una rara malattia genetica che si
manifesta fin dall'infanzia con delle lesioni cutanee
caratteristiche, spesso associate ad anomalie dei capelli,
unghie e denti, nonche' a ritardo mentale di entita'
variabile. Il gene responsabile si chiama Nemo ed e' stato
individuato nel 2000 anche grazie a Telethon: si trova sul
cromosoma X ed e' necessario per la produzione di una
proteina coinvolta in numerose attivita' cellulari, cosi'
importante che la sua assenza e' incompatibile con la vita.
Per questo la malattia colpisce soltanto le bambine, che
possiedono due copie del cromosoma X, mentre e' letale nei
maschi, che ne hanno uno solo. Nel 65% delle pazienti, il
difetto genetico responsabile della malattia non e' ereditato
dai genitori, che sono perfettamente sani, ma dipende da
un'alterazione genetica che insorge nelle cellule germinali,
nell'ovocita della madre o negli spermatozoi del padre. Ecco
perche', come spiega Ursini, ''molto spesso la malattia si
manifesta all'interno di famiglie in cui non ci sono mai
stati altri casi. Tuttavia, ad oggi in un quinto delle
pazienti non siamo ancora in grado di fare una diagnosi
molecolare, non conosciamo cioe' lo specifico difetto del
gene Nemo responsabile dei sintomi che osserviamo. Soltanto
cosi' possiamo stabilire con sicurezza che le pazienti sono
effettivamente affette da questa malattia''.
Il nuovo studio Telethon potrebbe aiutare a spiegare alcuni
dei casi ancora in attesa di una diagnosi molecolare: i
ricercatori napoletani hanno infatti individuato alcune
particolari regioni del cromosoma X che vengono perse nel Dna
delle pazienti durante la ''ricombinazione omologa'',
fenomeno che permette ai cromosomi di scambiarsi porzioni di
Dna e favorire cosi' la variabilita' genetica. ''L'aspetto
sorprendente - commenta la ricercatrice - e' che queste
regioni si trovano in una zona del Dna in cui si
sovrappongono parzialmente due geni molto diversi, Nemo e
G6pd, le cui mutazioni causano una malattia genetica
completamente diversa nota come 'favismo'' e piuttosto comune
nel bacino del Mediterraneo''. Chi ne soffre puo' andare
incontro a grave anemia in risposta a vari fattori ambientali
tra cui il consumo di fave: da qui l'obbligo per i negozi di
frutta e verdura di segnalare l'eventuale presenza di questi
legumi.
''Per noi che da anni studiamo questa porzione del
cromosoma X, la scoperta e' affascinante - continua Ursini -
perche' dal punto di vista clinico le due malattie non hanno
niente in comune. Non solo: questa 'sovrapposizione genetica'
ha finora mascherato l'eventuale perdita di porzioni del gene
G6PD: a differenza dell'incontinentia pigmenti, infatti, la
carenza di G6PD e' una malattia recessiva, bisogna cioe'
ereditare due alterazioni da entrambi i genitori per
manifestare i sintomi. Inoltre, la scoperta di queste
ricombinazioni omologhe alterate ci fornisce uno strumento in
piu' per 'cercare' il difetto genetico anche nelle pazienti
ancora prive di diagnosi molecolare. Questo rappresenta un
passo indispensabile, se non per la cura, per cui siamo
ancora in attesa di una terapia definitiva, almeno per
trattare con tempestivita' i sintomi piu' gravi''.
com-map/mau/rob


